L'ultima corsa

gennaio 29, 2011

Per tre, quattro isolati le cose sembrano andare bene.
È una gimkana fra auto rovesciate e detriti, ma riusciamo a distanziare il grosso dell'orda.
Le strade attorno alla stazione sono una trappola, ingombre di infetti, strette, piene di curve.
I gialli si accalcano al punto che non si riesce a sfondare la loro massa, camminano, barcollano, alcuni strisciano sulle mani, riamnimati dalla temperatura che ci regala una fottutissima giornata primaverile.
I guai cominciano quando il SUV numero due si incaglia su un furgone rovesciato.
Gli infetti gli si fanno attorno.
Stevan ingrana la retro, l'auto sobbalza urtando lo scalino alto del marciapiede, si schianta su un lampione.
I gialli la pressano da vicino.
Non riesce a rimettere in moto.
Freno.
"Cosa pensi di fare?!"
Alfredo è fuori controllo.
"Tu cosa credi?"
Questa faccenda sta diventando sempre peggio.
Fare inversione in questo budello richiede sei o sette manovre.
Nel momento in cui il nostro fianco sinistro è rivolto verso l'auto di Stevan e delle ragazze, ordino a Ardo di aprire il fuoco.
Lui esita, chiede conferma con lo sguardo a Alfredo.
Imprecando, rivolgo l'auto verso il SUV in panne.
I gialli lo ricoprono come formiche su un lombrico morto.
Finalmente il nostro sudaticcio condottiero dà il benestare per fare fuoco.
Ardo abbassa il finestrino e invece di mirare col fucile d'assalto, innaffia la catasta di corpi col P90.
Accelero, dandogli dell'idiota, mentre i proiettili ad alta velocità fanno carne trita degli infetti.
Travolgendo un paio dii malcapitati, mi affianco al SUV.
Le ragazze sono dietro.
Strillano.
Stevan è riverso sul sedile, il parabrezza spruzzato di sangue e sfondato, vittima di quello che una volta chiamavano fuoco amico.
"Falle salire!"
Ardo esita, poi apre la portiera,.
Le ragazze si buttano fuori.
Clo è la prima a salire.
Si volta per aiutare Chibi.
Mani afferrano la ragazzina da dietro, e lei scompare nella massa di infetti con un breve squittio animale.
"Via, Via, Via...!"
Via.
Clo sta strillando.
Alfredo sta strillando.
Ardo è ammutolito.
Usciamo dal labirinto, attraversiamo un campo di calcio che pare una savana, imbocchiamo una strada travolgendo un paio di gialli allo sbando, poi avvisto una rampa, un edificio commerciale, un parcheggio a torre, svolto, salgo di due piani, mi fermo.
Da qui si vede tutta Milano.
E non è un bello spettacolo.

Dal tetto del parcheggio, le torri che erano la nostra destinazione si stagliano contro il cielo grigio come due dita mozzate.
Fiamme si levano anche dalla stazione.
Clo piange, seduta nella portiera aperta del SUV.
Alfredo cammina facendo un percorso ad otto, come un orso in gabbia.
Ardo tiene d'occhio la rampa d'accesso.
Sotto di noi, il numero di gialli sta aumentando.
Sentono il nostro odore, l'odore del sangue e della benzina.
Dalle torri si levano volute di fumo, piccoli focolai d'incendio a diversi piani.
"Forse è ora che chiami i tuoi contatti," dico ad Alfredo.
È ora di vedere.
"Qui non c'è campo," dice.
Stronzo.
"Usa l'uplink satellitare..." gli dico.
Forza, forza, forza, vediamole queste carte.
Lui esita.
"No, è che..."
"Non mi pare che le torri siano in buone condizioni," gli dico, puntando il dito.
Quasi in risposta al mio gesto, una piccola esplosione fa sbocciare una rosa di fuoco al sesto piano di uno dei due edifici.
"No, beh, i miei contatti sono..."
"Sono cosa?"
Anche Clo si alza in piedi, gli si avvicina, lo guarda.
"Sono un paio di giorni che non li sento," ammette alfredo.
Tombola.
"Un paio di giorni?"
"Non più di cinque," dice, con un sorriso stupido.
Una seconda esplosione sulla torre.
"E allora spiegami," gli dico, in tono ragionevole, "cosa ci facciamo in questa città del cazzo?"
Lui scrolla la testa.
È molto sudato e molto pallido.
A quel punto Clo cerca di ucciderlo.

O per lo meno di fargli molto male.
Lo chiama bastardo, figlio di puttana, stronzo.
Gli artiglia gli occhi con le unghie laccate di viola, lo spintona, lo colpisce coi pugni, e strilla, e piange, finché lui la stende con un manrovescio, e quando è a terra le assesta un calcio nelle costole.
La ragazza cerca di alzarsi.
Un secondo calcio.
Poi Ardo spara, due brevi raffiche da tre colpi.
"Stanno arrivando," dice.
Alfredo si volta a guardarmi.
"Speravi di evocare i tuoi amici gettando un paio di manciate di coca nel vento?" gli chiedo.
Recupero la doppietta e le mie borse dal bagagliaio.
"Cosa pensi di fare?" mi chiede.
Clo si sta rimettendo in piedi.
Sollevo il P90 che Ardo ha lasciato sul sedile. "Lo sai usare?" le chiedo.
Lei annuisce. "Sai che scienza," dice, prendendolo.
Le passo anche la borsa coi caricatori.
"Faccio il mio lavoro," dico ad Alfredo. "Trascino il tuo culo rotto e quello dei tuoi soci fuori da questa palude."
UIl suo viso rigato dai graffi si apre in un ghigno.
"Lo sapevo che potevo fidarmi," dice.
Mi avvicino.
Molto vicino.
Arno spara ancora.
"Non hai capito," gli spiego. "Trascino il tuo culo rotto fuori da questa palude, e poi ti uccido."
Mi volto e lo lascio lì.
"C'è una passerella di servizio sul lato sinistro dell'edificio," spiego, muovendomi.
Affianco Ardo e sgancio un paio di molotov lungo la rampa.
Esplosioni.
Un giallo in versione uomo infuocato precipita urlando dal piano di sotto.
Pessimo cocktal, molotov ed automobili.
"Non possiamo contare sul volume di fuoco, dovremo contare sulla velocità," dico. "Io apro la strada, Ardo in coda. Clo, se lo stronzo scarta anche di un centimetro, sparagli."
"Con piacere."
"Muoviamoci, che le lancette girano."
L'ultima corsa è cominciata.

6 commenti:

elgraeco ha detto...

(off)Grandissimo post!

;)

(on):
Ricorda, Faina: NO FATE

Gianluca Santini ha detto...

(off): Spettacolare, come tutti i post della Faina! :) Plauso particolare al campo di calcio-savana e alle torri come dita mozzate. Descrizioni più brevi di mezza frase ma efficaci quanto interi capitoli. :)

Angelo ha detto...

(off)
Stai tirando fuori gli artigli, ottima narrazione. Vedo già la conclusione e credo non mi piacerà...
(on)
Faina, esfiltra appena possibile. Milano semplicemente è troppo compromessa.

ihoschronicles ha detto...

Questa situazione mi da una sensazione di già visto...
Mi ricorda la mia prima fuga dalla città di Vicenza, solo che ero io il peso morto.

Sopravvivi Faina, sei il nostro idolo.

TIM ha detto...

Mozzafiato. Perfetto.
temistocle

Nick ha detto...

Semplicemente fantastico.