Benzina

gennaio 23, 2011

Il sole sorge e io e Ardo siamo pronti a partire sul suv per un malaccorto raid in cerca di benzina a Nizza.
Malaccorto perché la lista dei buoni motivi per evitare un'uscita del genere è lunga un braccio.
"Anche ammesso di trovare una pompa che abbia ancora della benza nel serbatoio," spiego ad Alfredo, che non ha granché voglia di stare a sentire, "si tratta di pompare a mano la super nelle taniche e nel serbatoio, standosene in piena vista troppo maledettamente a lungo."
Ardo piazza le ultime due taniche da venticinque litri sul pianale posteriore e chiude lo sportello.
"E poi," continuo, senza speranza, "la benzina che rischia di essere annacquata o zeppa di sedimento, perché nessuno ha più fatto manutenzione alle vasche in due anni, e quindi si finisce col mandare all'inferno il motore e dover cambiare macchina."
Il sistema migliore, come ho già spiegato, è andare finché si riesce, e quando si accende la spia della riserva scendere e prendere un'altra macchina.
Tanto di auto abbandonate non c'è certo scarsità, sulle nostre strade.
Ma Alfredo non ci vuole sentire.
"Non credo avrete problemi," mi dice.
Certo.
Ma il punto, ovviamente, è un'altro.
Questa uscita ha poco a che vedere con la benzina.
È un'uscita che ha il solo scopo di verificare se io sia affidabile.
Se tiro a squagliarmela, l'amico Ardo ha probabilmente licenza di uccidere.
Se ne sta con la sua Belstaff nera come un motociclista cattivo, il P90 a tracolla e imbraccia un cattivissimo G36 che promette guai a chiunque osi rifletersi nei suoi Ray-Ban di ossidiana.
Io guido.
Salgo a bordo, metto in moto.
Dalla porta d'ingresso, Clo esce, jeans e anfibi e un piumino nero lucido, dà un bacio sulla guancia ad Alfredo e si siede al mio fianco.
Ardo sale dietro.
"E questo cosa dovrebbe significare?"
"Io vengo con voi," dice.
Alfredo si affaccia al mio finestrino, lo stampo del rossetto sulla guancia ispida.
"Lei viene con voi," dice.
La lista per cui questa corsa suicida dovrebbe essere annullata si è appena allungata.
"Questa non è una gita scolastica," gli dico.
"Beh, lei non è più una scolaretta da un sacco di tempo," ghigna il padrone di casa.
Ardo mi batte sulla spalla destra.
"Vai," dice.
Vado.

Non è una corsa lunga.
Ci incuneiamo nella valle e puntiamo verso Nizza.
Alla prima stazione di servizio, dico, ci fermiamo e facciamo il lavoro.
E poi via.
Clo se ne sta seduta scomposta coi piedi sul cruscotto, e ascolta un lettore mp3, lo sguardo perso sulla campagna brinata che scorre oltre il finestrino.
Ardo è una presenza carica e senza sicura alle mie spalle.
Scendiamo i tre curvoni della malora, superiamo la vecchia azienda vinicola, il supermercato nel parcheggio del quale pare si sia svolta una festa pagana, i gusci aneriti di auto bruciate costelati di pezzi di carta colorata che il vento ha lasciato impigliati nelle scocche deformate.
E poi, entrati sulla rotonda, svoltiamo a destra.
Cento metri.
Duecemto.
Siamo in vista della ferrovia quando l'insegna storta di una stazione di servizio ci segnala che la corsa è finita.
Fermo davanti ad una pompa.
"Diamoci una mossa," dico.
Le lancette girano.
Ardo scende e rimane con la portiera aperta, l'arma lunga pronta, movimenti relitti di una scuola da guardia del corpo, o forse di un'esperienza da sequestratore.
"Tu resti a bordo!" dico alla ragazza.
Lei mi guarda, muovendo la testa a tempo con la musica.
Piede di porco.
Faccio saltare la copertura in lamiera della pompa.
Sotto c'è il meccanismo di pompaggio manuale ma manca la leva.
Tempo tempo tempo.
Il bugigattolo del benzinaio è ingombro di carte, i vetri sfondati, le bottiglie di plastica dell'olio lubrificante sfatte per le intemperie hanno riversato il oro contenuto un po' ovunque, trasformando il pavimento piastrellato in una palude viscida e maleodorante.
Niente a vista, niente nella piccola scrivania.
Fuori.
Sul retro c'è una sorta di armadietto metallico.
Faccio saltare il lucchetto.
Una tuta di ricambio, un calendario del 2012, un paio di stivali, una cassetta degli attrezzi, un cestello arruginito contenente bottiglie di birra vuote, la leva della pompa.
E vai.
Prendo due bottiglie, le caccio nella tasca della giacca mimetica, abbranco la leva.
Torno sul davanti, accoppio la leva all'albero di trasmissione, dò un paio di colpi senza troppa convinzione.
I tubi gorgogliano.
Colgo un movimento con la coda dell'occhio?
No.
Impreco.
Pompo con maggior decisione.
Niente.
"Quest'affare è morto," dico.
Ardo spara un colpo.
Un corpo stramazza a terra sull'angolo, a circa cinquanta metri da dove stiamo.
Impossibile dire se fosse un infetto o un sopravvissuto.
Qualunque cosa fosse, ora non lo è più.
Muoviamoci.
Superiamo la ferrovia, superiamo il ponte, svoltiamo a destra, cinquecento metri fino alla rotonda.
Distributore.
Stessa configurazione - Ardo copre il perimetro, io attacco una delle pompe.
Ho con me la leva recuperata nell'altro distributore.
Apro il pannello sulla pompa.
Diversa azienda.
Diverso meccanismo di pompaggio.
Imprecazione.
Le lancette continuano a girare.
Vado direttamente all'armadietto esterno, faccio saltare la catena.
La solita accozzaglia di ciarpame assortito.
Trovo la leva sopra una pila di depliant della raccolta a punti.
Prendo quello, uno stracio unto, una bottiglia di sapone liquido e un tubolare per biciclette.
Uno, due, tre, quattro.
La benzina sgorga dalla pistola.
Metto mezzo litro nelle due bottiglie, poi comincio a riempire la prima tanica.
Intanto mi guardo attorno.
Posizione pessima.
Il fiume alle spalle, tre strade che si spalancano davanti a noi, no, quattro.
E zero copertura.
Taglio un po' di pezzi di tubolare e li caccio nelle bottiglie, insieme col sapone.
Passo alla seconda tanica.
Ne abbiamo sei.
Sono a metà della quarta quando Ardo spara il primo colpo.
Accelero il ritmo.
Un pezzo di straccio nei colli delle bottiglie.
Passo alla quinta tanica.
La portiera del passegero è aperta.
Il sedile è vuoto.
"Dov'è la ragazza?!"
Ardo si volta a guardarmi, come se la presenza di Clo fino a quel momento gli fosse sfuggita.
Poi torna a voltarsi, prende la mira, abbatte altre due sagome in avvicinamento.
Io mi guardo attorno.
Dove diavolo è andata?
Carico rapidamente la quinta tanica e mando all'inferno la sesta.
Dov'è la ragazza?
Mi volto verso la mia scorta.
"Sai cosa devi fare," gli dico.
Lui annuisce.
Punto verso i portici, verso il centro, verso i negozi.

L'apocalisse non è stata tenera con Nizza Monferrato.
Le strade sono cosparse di frammenti di vetro, le vetrine dei negozi e dei bar trasformate in bocche spalancate su gole buie e minacciose, le facciate dei palazzi sfregiate da bruciature.
L'impressione di qualcosa che si muova nell'oscurità è forte, ma non ho tempo, non ora.
La deficiente è arrivata fino alla piazza dove facevano il mercato delle verdure, fino alla fontana.
Cuffie nelle orecchie.
Si rende conto di avere compagnia nel momento in cui l'avvisto.
Strilla, arretra.
Prima che il giallo la raggiunga sollevo la doppietta e sparo.
Monopalla.
È vero che a questa distanza non ha senso mirare di fino, ma è anche vero che basta che prenda, e l'amico avrà problemi più urgenti che nutrirsi.
Il colpo impatta l'anca, e lui si accartoccia come una bambola di carta.
Clo si volta e corre verso di me, impallandomi completamente la linea di tiro.
Nel momento in cui mi raggiunge, alle nostre spalle Ardo passa a raffiche brevi, da tre colpi.
La prendo per un polso e comincio a correre, la doppietta nella sinistra, tenuta stretta all'altezza della vita.
I due che mi si parano davanti si prendono una scarica di pallettoni.
Mi butto di lato, tirandomi dietro la ragazza.
Meglio evitare le chiazze di sangue.
Siamo sulla rotonda.
Ardo sta tenendo a distanza una marmaglia infetta e demente.
I più portano scampoli di abiti ormai senza forma, un paio sono nudi come vermi, il corpo maculato da lividi violacei, un paio sembrano figurini in incongrue giacche a doppiopetto e cappotti con l'orlo sbrindellato.
Non so quanti siano.
Troppi.
Sono fra noi e la macchina.
Ci fermiamo.
Una molotov è per tutte le stagioni.
Accendino BIC.
Fiamma a manetta.
Fuoco allo straccio.
Un bel respiro, braccio disteso ma rilassato, arco di parabola.
Non sforzare, e prega che le bottiglie non siano infrangibili.
La prima palla di fuoco esplode fra i piedi dei malcapitati che ci stanno sbarrando il cammino.
Scompiglio.
Con la seconda, il gruppo si sgrana, un paio fanno il numero dell'uomo di fuoco.
Afferro la ragazza per il polso e la trascino in avanti, ignorando la paura dei contagiati che la paralizza, ignorando la mia paura dei contagiati - dopo Canelli, questa è una cosa quasi normale.
Il fumo è nero e acre di benzina e plastica.
Corro e trattengo il respiro, gli occhi che bruciano, la ragazza tossisce.
Arriviamo alla macchina.
"Dentro!"
Partiamo sgommando senza neanche chiudere le portiere, e in capo a cinquecento metri quasi finiamo in un fosso quando la strada curva senza preavviso.
La riprendo, rientro in carreggiata e avanti, a tavoletta, fino a che la città non è alle nostre spalle, alte volute di fummo nero, e poi l'esplosione.
Pessimo cocktail, molotov e stazione di servizio.
L'apocalisse non è stata cortese, con Nizza Monferrato.

Nessuno apre bocca fino alla villa.
Clo si massaggia imbrociata il polso indolenzito.
Ardo infila cartucce nel caricatore.
La mia mente corre a diecimila.
Portare questa gente a Milano significa suicidarsi.
Io non mi voglio suicidare.

3 commenti:

elgraeco ha detto...

Faina... non è che vuoi sbarazzarti anche di Clo, vero?
No, dico... è un po' vanesia, ma in fondo simpatica. ^__^

Saluta Alfredo da parte mia. Digli che Londra di questi tempi è una merda.

Bye

hell

Faina Solitaria ha detto...

Da come si impegna, direi che non ha bisogno di alcun aiuto da parte mia per tirare le cuoia.

E come diceva quel mio amico, tanti anni fa, una ragazza che ti si infila a letto nuda dopo neanche settantadue ore che la conosci, non può essere completamente cattiva.
Ma io sono un romantico...

E sono certo che Alfredo, a Londra, si troverà nel suo ambiente naturale.

marina ha detto...

Faina, io ti adoro, soprattutto per quella bellissima "una molotov è per tutte le stagioni"!
Credo che tu abbia ragione, non c'è bisogno di darsi da fare per uccidere Clo, la piccola decerebrata sessuomane farà tutto da sola.

Ah, sì, anche io credo che Alfredo in inghilterra starà da dio, come un maiale nella sua pozza di fango...

Zeros