Il Mulino

dicembre 23, 2010


Potrei sempre dire che non sono stato io.
In fondo è vero.
Il raid notturno in cerca di una nuova batteria non va come previsto.
Io scappo.
Loro mi inseguono.

Strategia di uscita: passando per il vecchio mulino, si può saltare il ponte a est del paese, schivando il blindato di guardia.

Arrivo al mulino.
Mi stanno dietro.
Sparano, ma non è facile come abbattere infetti semicongelati.
Entro nel mulino.
Mi seguono.
Sono ormai dall'altra parte quando uno dei deficienti decide che un flare al magnesio potrebbe aiutare.

Regola per sopravvivere: mai mai mai accendere una fiamma libera in un mulino.

Il botto devono averlo sentito da Milano.
La palla di fuoco erutta attraverso le finestre del mulino, il tetto crolla, piovono tegole fiammeggianti fin sulla piazza del municipio, lo spostamento d'aria mi sbatte nel Belbo e ne riemergo cinquecento metri a valle, con le orecchie che ronzano e le fiamme che tingono di giallo la notte sotto la neve.
Poi esplode il blindato, investito dalle macerie fiammeggianti del mulino.

Rientro nella mia tana semiassiderato, coperto di tagli, e senza la batteria.

Ma ora, ammettiamolo, sono molto, molto popolare.
Anche se popolare forse è la parola sbagliata.

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